La Certosa di Trisulti


A 5 km. da Collepardo, circondata dal verde cupo di secolari foreste, si adagia il complesso maestoso della Certosa di Trisulti.

Fondata per volontà di papa Innocenzo III che sostituì ai Benedettini del Monastero di S. Domenico il novello Ordine certosino di S. Bruno. 

I maestri comacini iniziarono la costruzione nel 1202 ponendo la prima pietra della  chiesa consacrata dallo stesso Innocenzo il 17 luglio del 1211.

Dalla panoramica strada che la ragiunge si sfocia sul piazzale antistante la foresteria esterna.


Certosa di Trisulti (sec. XIII)



Varcato un primo ampio portale lo sguardo è attratto subito dal dipinto ad olio del Balbi del 1862 che occupa la sommità dell'arco della seconda porta; rappresenta la Vergine della Provvidenza.
Dalla seconda porta si accede ad un'ampia cordonata a gradoni che scende fino al piazzale principale.
Qui si allineano in bella prospettiva le facciate della chiesa, della villa dugantesca di Innocenzo III e della foresteria nobile sulla cui parete esterna spicca l'orologio solare con i segni zodiacali.

La chiesa in stile gotico ha avuto la facciata rifatta nel 1768. L'interno grande e spazioso è diviso al centro da un muro a mò di iconostasi.
La parte anteriore era riservata ai fratelli conversi l'altra ai professi.Gli stalli dei due Cori sono opera pregevole di scuola certosina del 1700, come pure la porta ad intarsio che si apre nel muro di divisione. Alle pareti spiccano grandi tele del pittore napoletano F. Balbi con scene del vecchio testamento  ed episodi di vita certosina.




Veduta della Certosa

Due tele poste dugli altari della parte anteriore, raffiguranti S. Michele Arcangelo e S. Giovanni Battista e attribuite al Cav. D'Arpino sono state trafugate. 

Il preziosissimo altare centrale della seconda metà del 1700 è decorato con gemme, alabastri, marmi preziosi offerti dagli Asburgo d'Austria all'allora priore di Trisulti. 

Il carboncino egiziano incastonato nel timpano del ciborio è stato anch'esso trafugato depauperando la Certosa  di uno degli oggetti più preziosi.

Anche il bel gruppo in bronzo dorato posto sul ciborio, attribuito al Bernini, e rappresentante il Battesimo del Cristo è stato rubato da mani sacrileghe.


In fondo al Plespiterio, grande e bella tela del pittore Caci il quale affrescò anche l'intera volta della chiesa.

Sulla sinistra del plesbiterio si accede alla Sagrestia con mobili in noce di scuola Certosina e nella volta affreschi della vita della Vergine già attribuiti al Cavalier d'Arpino. Sull'altare bellissima tela del Caci raffigurante l'Annunciazione.

I riquadri vuoti sembrano piangere la mancanza delle bellissime tele del 1500/1600 involate anch'esse dai soliti ignoti ladri.

A destra del presbiterio si trova la cappella delle reliquie con bella tela del Caci rappresentante S. Bruno e seguaci.



Certosa di Trisulti  (farmacia - salotto Balbi)


Dalla chiesa si passa al piccolo chiostro che racchiude il cimitero certosino. A sinistra si apre la bella sala capitolare col pavimento ad intarsio su fondo di noce scuro. Alle pareti otto meravigliose tele sulla vita della Maddalena probabilmente del Caci. Le tele mancanti sono state anch'esse rubate. Il grande chiostro dei padri è in stile rinascimentale. Fu costruito nel 1700 sul vecchio chiostro il cui piano si trovava più in basso rispetto al resto della Certosa.

Sopra il chiostro si trovano l'archivio contenente preziose pergamene e bolle pontificie mentre la biblioteca è stata trasferita nei più ampi locali della foresteria nobile e della villa di Innocenzo.

Tornando indietro e risalendo la rampa cordonata che porta all'ingresso, a destra, un cancello in ferro immette nei locali della farmacia. Vi si conservano vasi maiolicati abbruzzesi, filtri in pelle, mobili, cristalli e un preziosissimo erbario. La volta ed il balcone presentano pitture in stile pompeiano.

Il corridoio ed il salotto sono stati dipinti dal Balbi riproducendovi anche il farmacista dell'epoca Fra Ricciardi nell'atto di entrare nel salotto da una porta anch'essa dipinta. La pittura a frandezza naturale, secondo quanto racconta il Balbi stesso, ha tratto in inganno più di qualche visitatore che, all'entrare nel salotto, avrebbe accennato un saluto all'indirizzo del frate. Nei locali esterni una rivendita di liquori confezionati dagli stessi padri Cistercensi succeduti ai Certosini nel 1947.